Quando Fratel Ettore ha sognato il Coro SA.FA., probabilmente non prevedeva
pomeriggi
di gloria o un pubblico che gremiva le piazze.
L'occasione però è giunta sabato 1.o maggio nella piazza San Giovanni a Torino.
Erano migliaia i rappresentanti delle 57 associazioni e dei 320.000 associati FIDAS
(Federazione Italiana Donatori Sangue) convenuti a Torino per il congresso in occasione
del 40.o anniversario della Federazione fondata dal professor Dogliotti.
Atmosfera di festa in piazza in attesa della celebrazione eucaristica. Gioia contenuta
in un tripudio di colori e di suoni. Maglia unica di circostanza per tutti i congressisti,
ma berretti gialli, verdi, azzurri, rossi, bianchi in bell'ordine dietro i tabelloni delle
regioni di provenienza.
Quattro bande musicali cittadine, a lato del Duomo, per l'esecuzione di brani destinati a
creare l'ambiente, il Coro SA.FA. sul sagrato accanto all'Altare, macchia scarlatta
che si staglia sulla facciata cinquecentesca del severo edificio, introduce nella sacralità
liturgica con il suo miglior repertorio religioso.
I ministri della celebrazione liturgica raggiungono la scalinata - per longiorem via -
salgono accanto all'altare, scattano in piedi autorità, sindaci, assessori cittadini,
assente l'on. Rosy Bindi, tenuta alla riconoscenza per tanto apporto alla sanità ma
trattenuta a Roma dall' "evento" Padre Pio.
Inizia la celebrazione della cena del Signore, presiede il cardinale arcivescovo Giovanni
Saldarini con il Vescovo di Gerusalemme.
Guidato dal maestro Frezza, il Coro interpreta bene la sua funzione liturgica, partecipa
con sapienza, non monopolizza gli interventi canori, esegue, propone ritornelli, concede
spazio a solisti e assemblea.
È interessante e quasi commovente constatare come i "ragazzi" del coro, solitamente
tributari del popolare, del frivolo e dell'effimero sono attenti a intervenire con motivi
di meditazione, di lode di ringraziamento adatti al momento della celebrazione o del giubilo
pasquale. Qualche motivo suscita sussulti di applausi a quanti dimenticano che non
sono previsti i battimani durante la Messa e non sono accesi i "plausometri".
Nell'omelia l'Arcivecovo ha sottolineato quanto sia prezioso, per la vita, il sangue di
tanti donatori e la mente è andata al di là dell' Adriatico dove si
consuma un inutile, anzi un iniquo spargimento di sangue.
Da un'indagine presso gli allievi delel scuole superiori, è risultato che il
grande male della gioventù è l'indifferenza - sono parole del Presidente
della Federazione - l'adattarsi al non fare, il trincerarsi dietro l'interrogativo
rinunciatario "A che serve?" "Questi volontari del sangue" - ha concluso - "sono fieri
di schierarsi contro corrente".
Alla fine non poteva mancare il canto "Signore delle cime" valido come supplica
di intercessione e così, tutti i presenti, sulle ali delle note del Coro, hanno
invocato vacanze liete e ossigenate a parenti e amici: "Su nel Paradiso, lasciali andare
per le Tue montagne".
| Fratel Angelo RAIMONDO |