Giovanni Pierluigi da Palestrina
Dal 1544 al 1551 fu organista e maestro di cappella nella Cattedrale di Palestrina,
dove si creò una tale reputazione che nel 1551 fu chiamato a Roma come Magister Puerorum
della Cappella Giulia, dove ebbe anche il titolo di maestro di cappella.
Papa Giulio III nel 1554, lo fece entrare fra i cantori della Cappella Sistina,
nonostante egli fosse laico, con moglie e figli (ciò che era severamente proibito);
ma nel 1555 Paolo IV licenziò con lui altri due cantori che erano sposati.
Allora il Palestrina entrò come maestro di cappella a San Giovanni Laterano; nel 1561
passò con lo stesso incarico, a Santa Maria Maggiore, e vi rimase fino al 1565,
passò quindi, sempre come maestro, al seminario Romano restandovi fino al 1571,
nel quale anno fu eletto Maestro compositore della cappella Pontificia.
Il suo secondo matrimonio con una ricca vedova, nel 1581, gli permise di pubblicare una notevole
quantità di musica (sedici raccolte negli ultimi tredici anni di vita).
Nel 1583 la corte di Mantova gli offerse il posto di maestro di cappella;
Palestrina non volle lasciare Roma e declinò l'incarico.
Palestrina è uno degli assi della musica mondiale.
L'opera sua, importantissima e vasta, è tutta vocale ed è interamente di carattere religioso
eccezion fatta per i due libri di Madrigali Profani.
In lui confluiscono e si fondono tutte le correnti e tutte le esperienze musicali
precedenti in una sintesi armonica e personale, di una elevatezza e di una purezza
non più sorpassate.
Le straordinarie virtuosità contrappuntistiche dei maestri fiamminghi gli hanno
insegnato a dominare la materia;
ma la tecnica palestriniana non è fine a se stessa, è il mezzo espressivo di un sentimento
mistico profondissimo.
La discussione del Concilio di Trento sull'opportunità o meno di sopprimere la musica
polifonica dalla Chiesa, causa la mescolanza di elementi profani, e l'inintelligibilità dei
testi sacri cantati (1564) offrirono a Palestrina il pretesto per creare modelli di musica
polifonica di un purissimo sentimento religioso.
La musica di Palestrina, rimasta sempre legata allo spirito mistico e fortemente
ritualistico della Chiesa, è interamente vocale (nessuna parte è scritta per
specifici strumenti) e tutte le parti vocali hanno un carattere simile, così da
produrre una sonorità omogenea. La musica è quasi sempre contrappuntistica, con
linee melodiche simultanee di pari importanza. Benché Palestrina usasse solo
pochi accordi in ciascuna composizione, fondamentale era il modo in cui le singole
note di ogni accordo erano distribuite tra le varie voci. Così facendo, egli otteneva
sottili mutamenti melodici pur mantenendo una generale continuità sonora.
La musica sacra di Palestrina comprende 102 messe, 250 mottetti, lamentazioni,
35 Magnificat, litanie, 68 offertori, salmi, 45 inni
madrigali spirituali, improperi, ecc... e altre composizioni.
Appartengono alle composizioni profane numerosi madrigali.
La sua composizione più famosa è la Missa Papae Marcelli (pubblicata nel 1567),
vertice della polifonia sacra cinquecentesca.